La dieta oceanica del velista Gaetano Mura con le eccellenze del made in italy

Una dieta oceanica a base di cibi tutti italiani, e alla portata di tutti noi. A questo proposito uno studio dell’Università di Cagliari sul velista oceanico Gaetano Mura è stato pubblicato nella rivista scientifica internazionale International Journal of Sport Nutrition and Exercise Metabolism. Questo il risultato: “Per gli sport estremi necessaria una dieta specifica”. In cambusa il navigatore aveva pecorino, parmigiano, prosciutto, pane carasau, riso, olio d’oliva, mandorle e i pasti tecnologici. Tutte eccellenze del Made in Italy. Serve una dieta specifica per una impresa sportiva estrema. E’ il risultato di una ricerca dell’Università di Cagliari sul velista oceanico Gaetano Mura durante il suo tentativo di giro del mondo. Lo studio è stato pubblicato nella prestigiosa rivista scientifica International Journal of Sport Nutrition and Exercise Metabolism. Per affrontare onde alte dieci metri dentro una barca di pochi metri quadrati, per resistere ad oltre due mesi di veglia interrotta solo da brevi micro sonni, per attenuare la fatica di governare un guscio di noce nell’infinito orizzontale degli oceani del Sud, oltre a una ottima preparazione fisica e mentale, serve una dieta studiata con rigore scientifico. Il velista oceanico prima del tentativo di giro del mondo in barca a vela – in solitario, senza scalo e senza assistenza – ha chiesto una consulenza nutrizionale al centro di ricerca universitario. Alla dieta da seguire in navigazione gli scienziati cagliaritani hanno accompagnato la misurazione dei parametri antropometrici prima e dopo la traversata degli oceani. La ricerca è stata sottoposta al vaglio e alla validazione del comitato scientifico della prestigiosa rivista scientifica internazionale International Journal of Sport Nutrition and Exercise Metabolism che lo ha pubblicato di recente.

Dieta e letteratura scientifica

La letteratura scientifica sul tema ha messo in evidenza che durante: “La navigazione a vela in solitario il navigatore è spesso esposto a deprivazione di sonno e difficoltà a consumare pasti regolari – si legge nella ricerca – Spesso è stata riportata nei navigatori una considerevole perdita di peso”. I ricercatori si aspettavano di confermare questi elementi al ritorno dall’impresa, molto dura perché ci sono pochi sport in cui vi è uno sforzo così prolungato nel tempo, ma tutte le misurazioni ed i test ripetuti dieci giorni dopo la fine della traversata in solitario, durata 65 giorni, hanno evidenziato altro: “ Le misure antropometriche dell’atleta non sono cambiate significativamente”. Una grande resistenza fisica, nonostante alcune perdite localizzate: “nell’area lipidica del braccio e dell’aerea muscolare della coscia che sono diminuite”. Il quadro d’insieme non cambia, come si legge nelle conclusioni del team guidato dal professor Antonio Crisafulli: “Possiamo affermare che i consigli nutrizionali siano stati utili per evitare eccessive modificazioni nella composizione corporea e nello stato nutrizionale dopo 65 giorni di navigazione solitaria, nonostante sia stata riscontrata una diminuzione nella capacità degli arti inferiori ed della funzione cardiovascolare dovuta al poco uso delle gambe durante la navigazione”. La cura nella scelta dell’alimentazione è fondamentale nelle imprese estreme e nell’attività sportiva. Con l’aiuto della nutrizionista Giovanna Ghiani, il navigatore oceanico aveva pecorino, parmigiano, prosciutto, pane carasau, riso, olio d’oliva, mandorle ed i pasti tecnologici. Tante bontà della Sardegna, la sua regione, ma anche prodotti simbolo del Made in Italy e della dieta mediterranea.

La dieta ideale per gli sport estremi

La letteratura scientifica sul tema ha messo in evidenza che durante: “La navigazione a vela in solitario il navigatore è spesso esposto a deprivazione di sonno e difficoltà a consumare pasti regolari – si legge nella ricerca – Spesso è stata riportata nei navigatori una considerevole perdita di peso”. I ricercatori si aspettavano di confermare questi elementi al ritorno dall’impresa, molto dura perché ci sono pochi sport in cui vi è uno sforzo così prolungato nel tempo, ma tutte le misurazioni ed i test ripetuti dieci giorni dopo la fine della traversata in solitario, durata 65 giorni, hanno evidenziato altro: “ Le misure antropometriche dell’atleta non sono cambiate significativamente”. Si è riscontrata una grande resistenza fisica, nonostante alcune perdite localizzate: “nell’area lipidica del braccio e dell’aerea muscolare della coscia che sono diminuite”. Il quadro d’insieme non cambia, come si legge nelle conclusioni del team guidato dal professor Antonio Crisafulli: “Possiamo affermare che i consigli nutrizionali siano stati utili per evitare eccessive modificazioni nella composizione corporea e nello stato nutrizionale dopo 65 giorni di navigazione solitaria, nonostante sia stata riscontrata una diminuzione nella capacità degli arti inferiori ed della funzione cardiovascolare dovuta al poco uso delle gambe durante la navigazione”. La cura nella scelta dell’alimentazione è fondamentale nelle imprese estreme e nell’attività sportiva.

La composizione della dieta

“Ogni atleta merita una dieta personalizzata per affrontare al meglio qualsiasi competizione, ma se la gara implica un giro in solitario intorno al mondo su un “guscio di noce” di 12 metri senza frigorifero e con limitate scorte di gas la questione diventa più complicata. Non ci si può limitare ad un arido calcolo di nutrienti e calorie, ci deve essere, gusto, amore e consolazione per l’anima e per il palato – spiega la nutrizionista Giovanna Ghiani – Abbiamo stabilito con holter metabolico le necessità energetiche di Gaetano in regata, poi abbiamo studiato i suoi gusti e le sue abitudini alimenta e cercato, fino in capo al mondo, quali fossero i cibi più ‘consoni’ (dal punto di vista nutrizionale, microbiologico, che pesassero poco etc.) tra quelli graditi dal navigatore. Successivamente con questi cibi abbiamo creato un menù di 10 giorni diversi che si ripeteva per 12 volte. Per ogni giorno erano previsti tre pasti e due spuntini, un pasto veloce (si preparava in meno di 5 minuti) e uno più “lento” (si preparava in 20-25 minuti) in modo che avesse possibilità di scegliere. In cambusa non mancava niente, neanche il panettone ed il tartufo!”

Il gruppo di ricerca è composto da Giovanna Ghiani, Sara Magnani, Azzurra Doneddu, Gianmarco Sainas, Virginia Pinna, Marco Caboi, Girolamo Palazzolo, Filippo Tocco e Antonio Crisafulli (Università di Cagliari).

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