Reflusso gastroesofageo, i consigli dell’esperta

La dottoressa Maria Rosa Di Fazio è medico oncologo, responsabile del Servizio di Oncologia Integrata del Centro medico internazionale SH Health Service di San Marino. È inoltre visiting professor al master di oncologia integrata dell’Università di Catania, dove insegna “Alimentazione del paziente oncologico”, e a quello di ossigeno-ozonoterapia di Tor Vergataa, dove insegna ozonoterapia applicata all’Oncologia. In un’epoca come quella attuale, abbiamo pensato di chiederle di collaborare con la nostra testata per temi e approfondimenti che possano aiutare a conoscere il nostro organismo e i meccanismi che lo riguardano. E per poter vivere in tutta salute e benessere.


La parola all’esperta

L’altro giorno ho ricevuto l’email di una signora alla quale avevo suggerito un antichissimo e collaudato metodo per eliminare quello che, purtroppo, è uno dei disturbi più diffusi, dolorosi e debilitanti, fino al punto da arrivare a rovinare per davvero la qualità della vita di chi ne soffre. E cioè il REFLUSSO GASTROESOFAGEO, che a sua volta è il sintomo di un’infiammazione di bocca, epiglottide, faringe, esofago e stomaco. Disturbo attribuibile principalmente a un’errata alimentazione caratterizzata da tanti cibi infiammatori, ma con l’aggravante di quella che io chiamo “monotonia alimentare”; e cioè la pessima abitudine di mangiare quotidianamente sempre le stesse cose. Pessima abitudine che in Italia caratterizza soprattutto la prima colazione.

Il reflusso, un problema di tanti

Senza arrivare alle dimensioni quasi “pandemiche” che ha negli Stati Uniti, il reflusso gastroesofageo affligge milioni di italiani che – erroneamente convinti di risolvere così il loro problema – assumono inibitori di pompa protonica e antiacidi. E li assumono da anni. Si tratta però d rimedi che agiscono forse sì, temporaneamente, sui sintomi, ma che lasciano immutata la vera causa del problema. Spengono le “fiamme” dell’incendio, ma non le braci. Il risultato è così quello di trasformare chi assume questi palliativi in un loro schiavo a vita.
A questo proposito la scienza ci avverte che, se assunti in cronico e per lungo tempo, questi farmaci possono produrre danni anche peggiori. Ce lo dice uno studio scientifico pubblicato nel 2019 sul British Medical Journal, una delle più autorevoli e rispettate riviste scientifiche internazionali. Lo studio, condotto dalla Washington University School of Medicine di St. Louis e della Veterans Affairs St. Louis Health Care System, ha collegato l’uso a lungo termine degli inibitori della pompa protonica (IPP) a casi fatali di malattia cardiovascolare, malattia renale cronica e carcinoma gastrointestinale.



Un rimedio utilissimo

Comunque, tornando a quella email, la signora mi ringraziava in modo entusiastico: “Il suo metodo ha avuto un esito strepitoso: niente più reflusso da settimane!”. Mi ha fatto ovviamente piacere, ma devo dire che per me non era una novità. E siccome non ho l’abitudine di rubare i meriti agli altri, voglio premettere che il metodo non è mio, ma si tratta di un antichissimo rimedio contro tanti disturbi, raffreddori compresi, della grande e millenaria cultura medica orientale. Io lo ho soltanto adattato nella modalità e nei tempi di assunzione al problema specifico (il reflusso) e ai nostri ritmi di vita. Questo perché così lo si può portare con sé anche al lavoro per il pranzo, dato che bastano un contenitore ermetico e un cucchiaio.

Come fare
Il rimedio è inoltre di semplicissima realizzazione: riso integrale, ovviamente biologico, che va stracotto per due o meglio ancora per tre ore. Poi, con un passino fine (no frullatore e no mimipimer) va ridotto fino a diventare una crema che poi può magari essere cotta ancora un po’ fino a portarla a una consistenza quasi gelatinosa. Si elimina così la fibra che potrebbe irritare e si mantengono le proprietà benefiche. Lo si può insaporire con un po’ di gomasio (ma anche con un pizzico di sale) e un filo di olio extravergine. Oppure, in versione dolce, con una spolverata di cannella che, lo ricordo a tutti, svolge una preziosa azione di controllo della glicemia.
Bene: per 15 giorni questa “crema” deve diventare la prima colazione e il pranzo (accompagnata solo da verdure). E a cena solo pesce bianco bollito (il top è lo sgombro) e verdure di stagione anch’esse bollite, tutto condito solo con un filo di olio extravergine. Niente altro. Nel caso abbiate appetito mangiatene una dose più sostanziosa.

Non scrivete quindi per chiedere “Ma posso aggiungere un po’ di…?” Oppure: “Posso sostituire questo con quest’altro…?” La mia risposta è no: il rimedio è questo, senza varianti. Punto e accapo. Penso che i gusti personali possano cedere il passo per 15 giorni alla guarigione di un serio problema. Cavoli, non siamo mica bambini!
Un ultimo appunto: a chi si ponesse giustamente il dubbio sull’uso del riso, cibo non indicato per chi ha la glicemia alta, io confermo che è così. Ma aggiungo che questo tipo di cottura prolungata elimina di fatto questo problema. E inoltre è riso integrale!
Poi mi saprete dire. Ma tanto lo so già: funziona. Funziona sempre. E aggiungo che questo rimedio è prezioso anche nelle fasi acute per chi soffre di morbo di Crohn e di colite ulcerosa, anche se ovviamente questi soggetti dovranno aggiungere integratori e probiotici ad hoc. Ovviamente, una volta “sfiammati”, non tornate più a mangiare come prima.

Per maggior informazioni:
Sconfiggere il male – 100 domande e risposte
Il cibo che cura, il cibo che ammala

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