Gli ombrelli esclusivi della famiglia Maglia

Per arrivare nel piccolo tempio dell’autentico saper fare made in Italy, dove si producono ombrelli esclusivi, famosi in tutto il mondo, bisogna percorrere via Ripamonti, a Milano, prima che la lunga strada diventi campagna. Qui, al civico 194, fra bar gestiti da cinesi, società di software e agenzie immobiliari, una piccola discesa porta a quello che potrebbe sembrare un garage o un magazzino. La porta si apre invece su un ampio laboratorio dove la famiglia Maglia produce artigianalmente i suoi ombrelli raffinatissimi da uomo e da donna. Nessuno uguale all’altro.
Oggetti sì di lusso, ma soprattutto di valore. La ditta nata nel 1854 a Verolanuova, in provincia di Brescia, si trasferisce a Pavia e infine a Milano, nel quartiere di Porta Genova e poi, dal 2003 in via Ripamonti. Un’azienda a conduzione familiare, ma con cinque dipendenti, che vede al timone l’ultima generazione dei Maglia, con il giovane Francesco, 28 anni, specializzato nelle relazioni internazionali dell’impresa che fattura ormai il 95 per cento all’estero e che fornisce molti brand della moda. E’ lui a guidarci nelle stanze della produzione dove in un apparente disordine, però di tutta logica, ci si imbatte in bastoni di ombrelli di legno e altri materiali come il corno, l’osso e l ‘argento, nelle stecche, nelle splendide stoffe che vanno a comporre questi oggetti del desiderio e persino nei cartoni portauova che pure loro ci raccontano la filosofia aziendale.

Francesco Maglia, partiamo dai cartoni. A cosa servono?
I cartoni fanno parte dell’imballaggio di alcune componenti metalliche dei nostri ombrelli, così come ci vengono inviate dal fornitore. Noi li mettiamo da parte e li restituiamo, così evitiamo l’uso eccessivo di imballaggi sintetici. A volte utilizziamo nelle spedizioni materiali da imballaggio non convenzionali, come ritagli di stoffa avanzata dalla produzione. Cerchiamo nell’attività quotidiana di non buttare niente e di attuare un’economia circolare sostenibile. E del resto i nostri ombrelli rappresentano l’esatto contrario del consumismo usa e getta di oggi. Possono durare decine e decine di anni, proprio ultimamente abbiamo restaurato l’ombrello di un cliente ricevuto in eredità… e che aveva un po’ di anni. Più che mai vale il detto che chi più spende meno spende. Per alcuni manici d’osso, utilizziamo scarti della macellazione. Nessun animale viene ucciso per questo scopo.

Quali sono i vostri mercati di riferimento?
Nord Europa, Inghilterra, Germania, Austria, Belgio e Francia. La Cina è interessante, così come il Giappone e gli Stati Uniti, un po’ più difficili questi ultimi perché i diritti dei consumatori negli Usa sono sviluppatissimi e quindi vengono richiesti collaudi molto onerosi per aziende come la nostra. In Italia i margini sono invece scarsi se non inesistenti. Nel 1986 erano 120 le ragioni sociali di ombrellifici, compresi i riparatori: oggi sono solo 5 e c’è poco da aggiungere, rispetto a un settore, una volta molto importante, che aveva i suoi punti di forza in alcune zone della Lombardia.

Come nascono i vostri ombrelli?
Nascono tutti qui, dalla progettazione alla cucitura e ultime rifiniture di sartoria e alla stiratura. Un lavoro che richiede tantissime ore di manualità per ogni elemento e che anche io ho imparato a fare su indicazione dei miei genitori e di mio zio, nel corso degli anni. Della produzione, si occupano le nostre operaie specializzate, ma in famiglia sappiamo tutti fare tutto. I materiali sono made in Italy, tranne le stecche di acciaio carbonio di altissima qualità, prodotte da una fabbrica cinese. Una volta venivano acquistate in Italia: ma quando l’ultima azienda che le produceva ha chiuso i battenti e ci ha offerto il macchinario che le fabbricava, abbiamo dovuto rinunciare per motivi di spazio. I bastoni, che noi chiamiamo piantini perché ognuno è stato realizzato col fusto di una pianta, vengono da due aziende lombarde. Così c’è anche un controllo diretto sui produttori.
Un’azienda comasca fornisce invece le meravigliose stoffe di ogni peso, consistenza e colore che formano la cupola dell’ombrello. Ci sono i classici scozzesi, le tinte unite i pois, i pied-de- poule, i tessuti più leggeri utilizzati per realizzare i parasole così amati dalle donne orientali e che diventano quasi oggetti d’arte con manici preziosi e ornati. Il nome di questo fornitore viene tenuto segreto: racconta Francesco Maglia, che il loro intermediario solo dopo vent’anni glielo rivelò perché impossibilitato a fare altrimenti. Anche questa è la forza del made in Italy.

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